Il peccato, ma non il peccatore
05 Apr 2017

Il peccato, ma non il peccatore

05 Apr 2017

Il peccato, ma non il peccatore

 

Ho visto dei malati buttati sul letto nei loro vestiti di casa,
perche’ non c’erano divise in quell’ospedale. Puzzavano di urina in
modo terrificante, ma non c’era un operatore sanitario pronto ad
assisterli, e sovente non avevano parenti.
Mi sono trovato davanti a dei letti sui quali giacevano persone cosi’
deboli da non poter muovere un dito. Su uno sgabello vicino alla
testiera del povero giaciglio senza lenzuola c’era un piatto pieno di
fagioli, su cui si posavano le mosche… ma non c’era nessuno per
imboccare quei disgraziati.
Ho alzato la testa, ed il mio sguardo ha incrociato l’occhio fisso e
vitreo di una donna ridotta pelle ed ossa. Era veramente uno scheletro
dall’aspetto vecchieggiante, anche se la sua eta’ avrebbe potuto
essere forse di 25 anni. Da suo giaciglio emanava un tanfo
indescrivibile, forse un misto di sudore, escrementi ed urina. Aveva
in mano un arancio sbucciato (chissa’ da quante ore lo teneva li’!),
ma non aveva la forza di portarselo alla bocca riarsa e piena di
ulcere… anche lei era completamente sola.
“Sara’ piena di piaghe da decubito?” ho pensato, considerando
l’apparente assenza di cure infermieristiche.
Ho quindi girato lo sguardo ed  ho visto un drappello di infermieri
che tranquillamente conversavano seduti attorno ad un tavolo,
apparentemente ignari della terribile situazione dei malati a loro
affidati.
Ho cercato Florence, malata terminale di HIV, ma il suo letto era
vuoto: mi sono quindi avviato al gruppo di infermieri ed ho chiesto
loro dove avessero portato la mia paziente. Mi hanno risposto che non
sapevano e che forse era andata a fare una passeggiata in cortile.
“Ma come potete dire questo? Florence è terminale!!!”
Sono ritornato verso quel letto vuoto, mi sono guardato intorno ed ho
svelato il mistero: Florence era per terra, morta…nessuno se ne era
accorto, e nessuno si è degnato di venire ad aiutarmi mentre tiravo su
quel cadavere ormai rigido e freddo…hanno continuato a chiacchierare
come se niente fosse.
Mi sono quindi avviato verso l’uscita del reparto… avevo la testa
confusa ed un bruciore terribile dietro i bulbi oculari… “Devo
uscire in fretta; se no, mi metto a piangere qui davanti a tutti!”.
Non e’ importante dire dove io l’abbia visto, e nemmeno di quale
nazione si tratti! Cose del genere capitano in tutto il mondo!
Quello che so e’ che davvero ne sono stato testimone oculare, e che da
allora tale scena e’ diventata per me come un’icona ed un pungolo: pur
con tutti i nostri limiti, Chaaria deve essere assolutamente diversa.
Deve essere un luogo di accoglienza cristiana, una casa per chi e’
abbandonato, un ospedale in cui la persona viene assistita in modo
globale senza dimenticare i bisogni piu’ elementari, un rifugio per
chi e’ handicappato e disprezzato dalla societa’.
Spero che mai succeda a Chaaria quello che ho visto quel giorno in un
posto che ora non e’ importante citare, ma che ha segnato per sempre
la mia vita di medico e di religioso.

Fr Beppe Gaido

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