Le ustioni e la chirurgia plastica
05 Giu 2017

Le ustioni e la chirurgia plastica

05 Giu 2017

Le ustioni e la chirurgia plastica

 

Sono per noi una delle emergenze più frequenti ed insieme più scoraggianti.
Sovente ci troviamo di fronte a bambini ustionati molto profondamente
e su estese percentuali della superficie corporea.
Le ustioni sono sempre da considerare casi con prognosi molto
riservata, soprattutto in età pediatrica.
Le prime ore dopo il ricovero sono quelle in cui il nostro compito è
rianimare i pazienti che rischiano di morire a causa dello shock e
della disidratazione: si tratta quindi di somministrare dosi eroiche
di infusioni endovenose elettrolitiche, sempre bilanciando il
fabbisogno idrico con il rischio di sovraccarico.
Altro punto basilare è poi lottare contro le infezioni che sono sempre
alle porte, avendo l’ustione aperto delle ampie superfici corporee
all’ingresso dei germi: ci dobbiamo affidare agli antibiotici e
sovente ad ampie toelette chirurgiche con rimozione del tessuto
necrotico.
La medicazione quotidiana della zona ustionata è spesso un calvario di
dolore fisico per il malato e di stress psicologico per l’infermiere.
E’ infatti angosciante dover medicare ogni giorno un bambino che urla
disperato per almeno mezz’ora durante le tue azioni cliniche; un
bambino che poi impara rapidamente quello che gli farai anche
l’indomani e che quindi inizia a piangere ancora prima che tu entri in
camera, è ancora più stressante . Tu sei il cattivo che provoca
dolore,  e non c’è modo che tu ti possa avvicinare senza suscitare le
sue grida. Il paracetamolo e quel po’ di valium che pratichiamo
preventivamente prima della medicazione aiutano onestamente ben poco a
calmare il dolore.
Ma il tracollo delle condizioni cliniche di un ustionato può capitare
in ogni momento, anche se tutto è stato fatto secondo i canoni della
medicina.
Non è infrequente il caso di una inaspettata insufficienza renale
acuta, causata dalla lisi muscolare secondaria all’ustione: non te la
aspettavi perchè eri stato tempestivo ad idratare il malato, e quindi
pensavi di aver protetto i reni dal danno ischemico, ma poi vedi il
paziente morire rapidamente per un danno renale che non avevi potuto
prevenire.
Con un altro bambino ci è successa una cosa ancor più tremenda:
eravamo contenti dei suoi miglioramenti e stavamo per dimetterlo, ma
improvvisamente è andata su la febbre (fino a 39.5); è iniziata la
diarrea; quindi il piccolo è sceso pian piano in uno stato di
obnubilamento sempre più profondo. Lo abbiamo lasciato alle 22, dopo
l’ultimo giro serale, in condizioni relativamente stabili… ma al
mattino con costernazione abbiamo saputo che era morto. Pensiamo si
sia trattato della sindrome tossiemica che tutti temiamo perchè non ci
possiamo fare davvero niente.
Un altro bambino piccolo aveva delle ustioni superficiali sulla
guancia, dopo che, in seguito ad una crisi epilettica durante il
pasto, era stato per qualche attimo con la faccia nel porridge
bollente. Ci sembrava una bruciatura superficiale e riguardante
un’area limitata della superficie corporea.
Purtroppo però, in quegli attimi di incoscienza post-comiziale il
piccolo aveva inalato vapori bollenti che esalavano dal cibo appena
servitogli, ed in meno di 24 ore ha sviluppato un edema mostruoso
della faccia e delle vie aeree. Per salvargli la vita abbiamo dovuto
intubarlo!
E che dire delle contratture che spesso deformano la parte affetta
anche se noi ce l’abbiamo messa proprio tutta con le medicazioni, con
le posture preventive e con la fisioterapia. Abbiamo avuto casi di
sindrome compartimentale dopo ustione circonferenziale degli arti, ed
abbiamo dovuto fare delle escatotomie decompressive.
Altri nemici sono poi i cheloidi e le cicatrici ipertrofiche che
lasciano marchi indelebili sui nostri pazienti. Per non parlare del
fatto che le ustioni profonde distruggono lo strato cutaneo contenente
i melanociti, per cui la guarigione avviene comunque senza ripresa del
colore normale della pelle; pensate ad una giovane bambina con una
ustione profonda del volto: anche se guarisce completamente, avrà un
danno cosmetico tremendo e permanenete.
In conclusione posso dire che le ustioni sono delle  condizioni
patologiche veramente scoraggianti, che richiedono mesi e mesi di
ricovero, che ci impegnano anche emotivamente fino allo stremo, e che
a volte purtroppo non riusciamo a risolvere come vorremmo, o perchè
perdiamo comunque il paziente, o perchè le complicazioni a lungo
termine si instaurano ugualmente, nonostante tutti i nostri sforzi.
Molte delle complicazioni a lungo termine richiedono l’intervento di
un bravo chirurgo plastico. Al momento ne abbiamo solo uno, che viene
tutti gli anni, ma che da solo non ce la può fare, perchè i bisogni
aumentano sempre.
Si tratta di fare lunghi interventi chirurgici per la lisi di
contratture e la ricostruzione della normale anatomia e funzionalità;
a volte è necessario eseguire veri e propri rifacimenti del volto
sfigurato dalle fiamme; non infrequenti sono i cheloidi destruenti che
necessitano escissione e innesto cutaneo sostitutivo.
In questi giorni con il Dr Toto Burrai si sono fatti interventi
davvero molto significativi: abbiamo ricostruito le palpebre ad un
piccolo paziente Masai; abbiamo rifatto la faccia ad un altro bimbo
proveniente dal Nord; abbiamo ridato l’uso di una mano rattrappita ad
un giovane ragazzo ustionato proveniente addirittura dalla Nigeria;
abbiamo ridato l’uso delle mani a molti che a causa dell’ustione
l’avevano perso.
Sono operazioni lunghissime, ultra-specialistiche ed estremamente
complesse: sono stressanti per il chirurgo, per il nostro staff di
sala, per il nostro anestesista e soprattutto per l’organismo dei
pazienti sottoposti per ore ed ore ad anestesia generale
Siccome poi a Chaaria oserei dire che le ustioni sono una vera e
propria epidemia, e così pure purtroppo le loro complicazioni, oso
pensare che ci sarà sempre più bisogno in futuro di chirurghi plastici
come il Dr Toto Burrai, che abbiano voglia di sacrificarsi ore ed ore,
al fine di ridare un corpo integro ad una persona (troppo spesso un
bimbo!) sfigurata dal fuoco.

Fr Beppe

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