Dove sei?
02 Mag 2017

Dove sei?

02 Mag 2017

Dove sei?

 

 

Sei arrivata a Chaaria dopo ore ed ore di travaglio in una struttura
molto lontana da qui.
Il trasporto in ambulanza certo non avrà giovato alle tue condizioni di salute.
Ti abbiamo accolta e portata subito in sala per il cesareo: il battito
cardiaco fetale era pessimo e non si poteva aspettare!
Il bambino era infatti in pessime condizioni alla nascita, ma si è
pian piano ripreso.
Tu invece, inaspettatamente hai smesso di respirare durante
quest’operazione che facciamo migliaia di volte qui a Chaaria, di
giorno e di notte.
Ci siamo attivati subito per la rianimazione: intubazione, ossigeno, ambu.
Anche il tuo cuore si è fermato, ma ci siamo piombati su di te,
abbiamo massaggiato e poi defibrillato. Il cuore è ripartito e così
pure la tua respirazione spontanea.
Però non ti sei più svegliata.
Sono ormai tre giorni da quando è successo: dapprima il tuo respiro
era tremendo, come se fossi in edema polmonare. Non potevi stare senza
ossigeno.
Poi pian piano il respiro di è regolarizzato e ti sei calmata: la tua
calma era una iniezioni di speranza in tutti noi.
Hai iniziato anche a rispondere a stimoli dolorosi, e ci hai fatto
sognare che stessi per svegliarti.
Ora però sembra che tu non avverta più neppure il dolore.
Hai gli occhi chiusi, ma se tiro su le palpebre, le pubille sono
deviate da un lato.
Il tuo seno è turgido di latte, e ci attacchiamo il tuo bambino, ma tu
non te ne accorgi affatto.
Ti nutriamo con un sondino nasogastrico, e ti giriamo continuamente
nel letto, per prevenire le piaghe da decubito.
Tuo marito viene tutti i giorni ed oggi certamente l’ho visto molto
meno coraggioso di ieri. Aveva le mani nei capelli e mi sembrava
disperato…proprio come me, che non so più che farmaci darti per
richiamarti dal tuo limbo.
Mi sento in colpa ed insieme impotente. Mi sento anche un vigliacco
perchè ormai cerco di evitare tuo marito a cui non so cosa dire.
Ti vengo a visitare spesso (sbirciando prima che tuo marito non ci
sia) e ti do dei pizzicotti, nella vana speranza che tu urli, o che
muova la mano per ribellarti al dolore che ti provoco…ed invece
niente. Sei immobile e continui a dormire.
La tua faccia sembra addirittura serena, nel tuo sonno imperscrutabile.
Non so dove tu sia ora, e non so cosa fare per richiamarti indietro.
Ovviamente il cesareo dovevamo farlo, non c’erano alternative; ma che
sensi di colpa mi porto dentro.
Quanti “se” e quanti “ma”, che poi non servono a niente.
Ogni sera, quando vado a letto, tu popoli i miei incubi.
Non so mai se ti rivedrò l’indomani: quando poi al mattino passo in
maternità prima di messa  e ti vedo ancora nel letto, nutro un barlume
di speranza , che poi però finora si è spento al primo pizzicotto.
Per favore, torna se puoi.
Torna per tuo marito e per tuo figlio.

Fr Beppe

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