Congestione, confusione e situazione fuori controllo
31 Lug 2017

Congestione, confusione e situazione fuori controllo

31 Lug 2017

Congestione, confusione e situazione fuori controllo

 

 

Oltre all’aspetto del superlavoro che caratterizza questi
interminabili mesi di scioperi a ripetizione, non va sottovalutato
anche quello della grande concentrazione di pazienti in spazi che
originariamente non erano nati per numeri cosi’ alti. L’ospedale
scoppia in tutti i sensi, anche in quello prettamente edilizio.
Mi ha colpito oggi rendermi conto che il numero di ricoveri del 2017
ad oggi e’ quasi uguale a quello che avevamo avuto nel 2015 al 31
dicembre, mentre abbiamo gia’ fatto piu’ operazioni di quelle che nel
2015 facemmo in dodici mesi.
E’ una fatica estrema che implica per esempio aver cancellato dal
nostro calendario il sabato e la domenica, ora pienamente lavorativi;
implica anche un numero sempre piu’ elevato di chiamate notturne che
poi ti spezzano le gambe il giorno dopo, quando non ti puoi fermare
per riposarti.
Soprattutto per un volontario che viene per la prima volta a Chaaria
in questa particolare situazione, c’e’ poi anche l’indubbio impatto
costituito dal sovraffollamento: non siamo abituati in Italia a tre
pazienti per letto, ne’ tantomeno a malati coricati per terra su
materassi di emergenza.
In questi giorni puo’ capitare che un giovane operato condivida il
letto con un morto che per qualche tempo non riusciamo a portare in
obitorio a causa di carenza di personale. In Italia sarebbe uno
scandalo, mentre qui il giovane operato (che non puo’ ancora alzarsi),
se ne sta tranquillo nel letto e non si lamente.
Le ustioni sono davvero tantissime in questo periodo: medicare bambini
e adulti bruciati su gran parte del corpo e’ un’operazione
psicologiamente pesante per l’operatore, oltre che dolorosissima per
il malato…nonostante gli antidolorifici. Questi pazienti urlano per
decine di minuti e rendono l’ambiente dei cameroni ancor piu’
invivibile.
Tutto questo comporta anche altri aspetti da non sottovalutare: una
stanza sovraffollata puzza, soprattutto in questo mese di luglio in
cui la gente ha freddo e non vuole aprire le finestre; l’aria e’
sovente viziata, soprattutto se ci sono ferrite infette, e qualche
volontario non ce la fa…si sente male e sviene.
La situazione e’ estrema in maternita’, dove ci sono donne ovunque: in
sala parto fa caldo, anche quando fuori e’ abbastanza rigido,
soprattutto al mattino e di notte; ci sono odori pesanti ed e’
difficile mantenere la pulizia, soprattutto per il fatto che non c’e’
un minuto in cui le barelle siano vuote e sovente si partorisce anche
su lenzuoli stesi per terra.
Da non sottovalutare l’aspetto psicologico che deriva dal vedere tante
situazioni molto drammatiche tutte insieme: malati gravissimi portati
in reparto a ritmo continuo; infermieri che fanno fatica a star dietro
e che spesso non sanno neppure la condizione patologica dei nuovi
arrivi. Quante volte mi succede per esempio di essere chiamato di
notte per un cesareo urgente, per poi rendermi conto che la paziente
era stata ricoverata il mattino con indicazione al cesareo, ma poi era
stata persa di vista nel caos della maternita’. Onestamente il
personale della maternita’ in questi giorni e’ totalmente sopraffatto.
Quante volte mi capita di mettere in lista operatoria un paziente che
poi non viene trovato da nessuna parte in reparto, perche’ magari a me
ha detto si’ al ricovero; io l’ho messo in lista e poi ha deciso di
andarsene.
Quanta gente mi aspetta fino alla sera per un’ecografia e poi arriva
un addome acuto che mi obbiga ad operare d’urgenza; quando esco alle
ventidue dalla sala, non li trovo piu’ ad aspettarmi: hanno atteso
tutto il giorno e se ne sono andati senza eco. Mi dispiace sempre
tanto, ma come possiamo fare?
Per altro anche io spesso sono stremato e mi capita ora di fare errori
in diagnosi ecografiche che non mi sarebbero possibili in condizioni
non cosi’ stressate: in questa settimana ho mancato per ben due volte
la diagnosi di placenta previa!!!
E’ purtroppo normale ormai per me operare pazienti che non ho visitato
prima…c’e’ troppo lavoro e non riesco a visitare tutti gli operandi.
Vengono ricoverati da altri ed io me li ritrovo sul letto operatorio.
Ecco quindi che mi capita di entrare in sala per una miomectomia e di
rendermi conto, a paziente aperta, che il problema erano invece le
tube bloccate. Oppure e’ possibile che mi dicano di operare un
idrocele, che poi in realta’ e’ un’ernia inguinoscrotale irriducibile.
E’ onestamente un caos dappertutto.
Certamente facciamo tutto quello che possiamo.
Operiamo tantissimo ed aiutiamo tanta gente.
La situazione e’ comunque abbastanza fuori controllo: due sere fa mi
hanno informato alle ventidue che un paziente era era stato trovato
con il pigiama dell’ospedale a Kaguma, villaggio a quattro chilometri
da Chaaria.
Prima di mandare Fr Robert a recuperare il fuggitivo, ho chiesto agli
infermieri in tutti i reparti se mancasse qualche malato all’appello:
nessuno ne sapeva niente…ed e’ anche comprensibile in una situazione
del genere.
Al ritorno di Fr Robert mi sono reso conto che si trattava di un
bambino di 14 anni.
In pediatria non se n’erano accorti.
Questa e’ l’attuale condizione ospedaliera del lazaretto Chaaria.
Per me e’ una situazione pesantissima, ma psicologicamente del tutto
accettata e per niente nuova.
Mi rendo comunque conto che possa essere shoccante per un volontario
di primo pelo nella nostra missione.
PS: Nella foto vedete Hella che sta insegnando ad un paziente operato
di frattura femorale ed in follow up, a fare esercizi di piegamenti
progressivi per riabilitare la funzionalita’ dell’articolazione
dell’anca e del ginocchio. In questo sciopero sono decuplicati anche
gli interventi ortopedici e quindi il bisogno di follow up
post-operatorio.

Fr Beppe

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